SOPHIA/2 (hard)
Erano passati non più di un paio di giorni da quella famosa notte in cui Elena ed io avevamo fatto l’amore in quel modo così insolito e straordinario, eccitati oltre ogni limite, nella mente e nel corpo, dalla rivelazione di quegli intimi segreti di cui Elena, mia moglie, mi aveva portato finalmente a conoscenza, dallo straordinario racconto di quella volta in cui lei era andata a letto con Sophia, la sua migliore amica, una donna che rappresentava un vero e proprio sogno erotico, come già vi avevo detto in precedenza, per ogni uomo che si possa definire tale.
E grazie a quella sua confessione avevamo vissuto una notte di sesso incredibile e travolgente, assolutamente indimenticabile, senza essere più padroni delle nostre reazioni e delle nostre sensazioni: mia moglie aveva rivissuto con gli occhi della mente quell’esperienza così erotica, per lei incredibilmente e sorprendentemente meravigliosa, ed io, ascoltando le sue parole cariche di passione, e trascinato dal quel crescendo di libidine di cui era permeato il suo racconto, ero rimasto affascinato dal pensiero di lei e Sophia insieme, nude, a letto, a regalarsi il piacere in ogni modo possibile ed immaginabile.
E poi Sophia, l’amica di Elena, mi era sempre piaciuta, anche se molto più da un punto di vista fisico che non mentale (avendo la ragazza un carattere diametralmente opposto al mio), e la folle idea di perdermi su quel corpo da favola mi aveva sempre intrigato enormemente.
Certo, non era mai successo nulla fra noi, beninteso: amavo Elena e non l’avrei mai ferita tradendola con un’altra donna, figuriamoci poi con la sua migliore amica.
Ma il pensiero di accarezzare quella pelle perfetta, di passare le mie labbra su quei seni esplosivi, di sentire le sue mani su di me… insomma… i miei ormoni erano impazziti più di una volta al solo pensiero di stringerla tra le mie braccia.
Per mia fortuna anche Sophia si era sposata pochi mesi dopo il nostro matrimonio, ed era andata a vivere con il marito a Salonicco, e il non averla più costantemente sotto gli occhi aveva contribuito a raffreddare i miei bollenti spiriti, resi ancora più bollenti dal fatto che sapevo con certezza che la ragazza, per me, sarebbe rimasta per sempre un sogno erotico e basta, intrigante e stuzzicante quanto si vuole, ma chiaramente irrealizzabile.
Sophia rappresentava soltanto una di quelle fantasie erotiche proibite che tutti coltiviamo, più o meno di nascosto, nel più profondo del nostro animo.
Ma quella notte, quando mi ritrovai in bagno con mia moglie dopo aver fatto l’amore per l’ennesima volta, abbracciandoci e guardandoci nel grande specchio sopra il lavabo, entrambi sentivamo di desiderare intensamente la stessa cosa.
Anzi, ad essere precisi, di desiderare e di sognare la stessa persona: l’affascinante e splendida Sophia.
Fu così che, trascorsi un paio di giorni passati a riflettere su quei pensieri che si agitavano con insistenza nella nostra mente, e sempre più consapevoli che la nostra voglia di lei non accennava minimamente a placarsi, ci rendemmo conto in maniera definitiva che non si era trattato dell’eccitazione di un momento, bello quanto si vuole ma fuggevole ed effimero, né dell’idea folle di qualche ora di passione, ma che era un chiodo che, se non avessimo provato a batterlo al più presto, ci avrebbe tormentato per molto tempo ancora.
E fu a quel punto che Elena ed io decidemmo di provare a mettere in atto quelle nostre fantasie: la mia, che era quella di arrivare a vedere le due donne fare l’amore e di partecipare ai loro giochi erotici, e quella di mia moglie, che sognava di perdersi nuovamente tra le braccia di Sophia e di condividermi con lei.
Fu solamente allora, quel giovedì sera, quando ormai avevamo accantonato anche gli ultimi dubbi, che Elena sollevò la cornetta del telefono per chiamare l’amica a Salonicco.
- Ascolta, Sophia… visto che tuo marito tornerà solamente alla fine della prossima settimana, Alexios ed io avevamo pensato di invitarti a passare questo week-end con noi, nella nostra nuova casa al mare. Potresti arrivare domani sera, venerdì, per poi ripartire la domenica pomeriggio. Almeno ci potremmo rivedere… ho tante di quelle cose da raccontarti… -
Mentre ascoltavo Elena parlare al telefono con la sua amica, mi ritrovai a sperare ardentemente che lei accettasse il nostro invito per il fine settimana, anche se giunto improvviso e assolutamente inaspettato: sarebbe stato il primo passo per tentare di realizzare quello che continuava ad agitarsi follemente nelle nostre menti irrequiete.
Certo, anche se lei fosse venuta con noi al mare per un paio di giorni, nulla ci garantiva che saremmo riusciti a mettere in atto il nostro piano: ma, in quel momento, mi era sufficiente coltivare la speranza di riuscirci, di avere la possibilità (anche se soltanto teorica) di arrivare a concretizzare quella pazzesca fantasia che non accennava ad abbandonarci.
Di un eventuale (e molto probabile, se non certo) fallimento, Elena ed io ce ne saremmo preoccupati solo dopo che questo si fosse realmente verificato.
- Allora…va bene… siamo d’accordo… ti verremo a prendere alla stazione centrale… il treno a che ora arriva esattamente? … alle 17 e 40… perfetto… saremo lì puntuali… certo… sì… e poi, in macchina, andiamo a casa al mare… a domani… un bacio, Sophia… -
Mia moglie chiuse il telefono, si voltò verso di me ed i nostri sguardi s’incrociarono all’istante.
Sophia, l’amica di mia moglie, aveva accettato il nostro invito senza alcuna difficoltà: avrebbe dunque passato due giorni e due notti in nostra compagnia.
Il primo passo ora lo avevamo fatto, ed eravamo stati anche fortunati che lei non avesse già altri impegni per quel fine settimana.
Elena ed io continuammo a guardarci senza riuscire a dirci nulla: l’emozione, l’eccitazione, l’apprensione, l’attesa per quello che sarebbe potuto succedere o meno nei giorni successivi ci avevano tolto la parola.
Quella stessa sera, a letto, entrambi irrequieti ed agitati, chiesi ad Elena di raccontarmi di nuovo di lei e Sophia: e mia moglie mi descrisse ancora una volta, sin nei minimi particolari, quella straordinaria notte di sesso fra lei e la sua amica.
La tenevo stretta a me, la sua mano a sfiorarmi il petto, le sue parole ad accarezzarmi suadenti le orecchie.
Più il suo racconto andava avanti, più la nostra eccitazione cresceva in modo esponenziale.
Le dita di Elena, ben presto, si impossessarono del mio pene, prima sfiorandolo, poi iniziando a masturbarlo con estrema delicatezza.
Ad un tratto, non potendo resistere oltre, mentre la sua voce sognante mi parlava delle sensazioni sublimi che la lingua di Sophia le aveva regalato, la feci salire su di me: lei divaricò le gambe, appoggiò la sua fica bagnata sulla punta del mio cazzo e s’impalò in un sol colpo.
Rimanemmo immobili, in quella posizione, il mio cazzo dentro di lei, nella sua fica bollente e straordinariamente lubrificata dagli umori della sua eccitazione, pulsante e fremente, mentre le parole del suo racconto erano lame di piacere che affondavano nella mia lussuria.
Elena venne così, contraendo i muscoli della sua vagina attorno a quel palo che la riempiva, sussultando e gemendo, gettando la testa all’indietro, mentre le mie mani le strizzavano i capezzoli spasmodicamente eretti.
Quando anche le ultime ondate di piacere l’abbandonarono, mia moglie si sollevò da me, s’inginocchiò tra le mie gambe e prese a far scorrere la lingua per tutta la lunghezza del mio cazzo, ancora bagnato dei caldi liquidi del suo orgasmo.
Vedevo la sua testa muoversi dal basso verso l’alto, e poi in senso inverso, mentre la sua lingua mi lambiva i testicoli, scivolava lungo l’asta e sfiorava la cappella congestionata.
E poi furono le sue labbra ad abbracciarmi ed i suoi denti a strapparmi brividi d’intenso piacere.
Venni nella sua bocca, in getti densi e bollenti, lo sperma bianco a colarle dalle labbra socchiuse, a scivolare sul cazzo palpitante, tra le sue dita, sulle sue unghie laccate di rosa.
Ed i suoi occhi, torbidi e misteriosi, sempre fissi nei miei, a scrutare le mie reazioni a quel fantastico pompino.
Ci addormentammo tardi, quella notte, stremati nel corpo dalle lunghe ore di sesso consumato, e divorati nell’animo dall’attesa per l’arrivo di Sophia.
Il giorno successivo, venerdì, tale era il nostro stato d’animo, sembrò non passare mai.
Al mattino uscimmo di casa per andare, come tutti i giorni, ai nostri rispettivi lavori, ma i nostri pensieri erano da tutt’altra parte: l’ansia per quello che desideravamo accadesse nei giorni seguenti si era fatta ormai insostenibile.
Ci salutammo frettolosamente, sfiorandoci le labbra in un rapido bacio, e dandoci appuntamento per il pomeriggio.
Ed il pomeriggio, finalmente, giunse.
Elena ed io chiudemmo la porta di casa, caricammo il borsone da viaggio in auto, e ci avviammo verso la stazione centrale di Atene, pronti ad accogliere Sophia, il cui treno sarebbe giunto a breve.
Avevo lasciato la macchina in un parcheggio a pagamento a poche centinaia di metri dall’uscita sud della stazione e, con Elena, mi ero diretto al binario che il tabellone elettronico indicava essere quello sul quale sarebbe arrivato il treno da Salonicco.
La stazione era affollatissima, come tutti i venerdì pomeriggio estivi: molti si spostavano nelle località di mare per il week-end, altri partivano per tornare a casa dopo una settimana di lavoro ad Atene.
Nel caldo di quel pomeriggio di fine giugno, migliaia di persone si affannavano a prendere i treni in partenza, in un caos inimmaginabile.
Elena ed io trovammo comunque un angolo abbastanza tranquillo proprio in testa al binario, dove ci mettemmo ad attendere l’arrivo del treno di Sophia.
Osservai con attenzione mia moglie, ed un brivido d’intenso desiderio mi percorse e mi si agitò deliziosamente nello stomaco.
La sua figura slanciata, i morbidi capelli castani raccolti in una coda che le danzava sbarazzina sulla schiena ad ogni movimento della testa, la maglietta aderente che le fasciava il seno abbondante, i leggeri pantaloni di cotone bianco che le accarezzavano e le modellavano i glutei superbi, l’ombra intrigante del perizoma nero che s’intuiva al di sotto…
Tutto contribuiva a farmela apparire ancor più splendida ed invitante del solito: era semplicemente fantastica e desiderabile, ed il pensiero di spogliarla, di scoprire lentamente la sua serica pelle, magari insieme a Sophia, mi ronzava insistente nella testa.
Mi rendevo conto, in quei minuti, d’essere troppo eccitato, e di rischiare di incorrere in una tremenda delusione di fronte al più che probabile fallimento dei nostri progetti, anche se con Elena c’eravamo ripetuti più volte, in quelle ore d’attesa, di non farci eccessive illusioni.
E’ vero che fra le due amiche vi era stata quella travolgente notte d’amore e di sesso a casa di Sophia, ma la cosa non si era mai più ripetuta: era rimasto un evento esclusivo e prezioso, forse un unico momento di frenesia sessuale vissuto dalle due donne, un istante di passione tanto improvvisa quanto irripetibile, e quindi non era assolutamente certo che Sophia si potesse mostrare disponibile a tornare a letto con Elena, e per di più questa volta con la mia ingombrante presenza.
C’eravamo dunque imposti di procedere con estrema cautela, anche perché Elena non voleva in alcun modo rischiare di rovinare la sua amicizia con Sophia.
Saremmo stati prudenti, quindi, e ci saremmo spinti oltre solamente nel caso in cui fossimo riusciti ad intrigare e a coinvolgere nei nostri progetti l’amica di mia moglie.
Non avevamo studiato alcuna strategia particolare, in effetti, perché quelle che avevamo provato a disegnare nelle nostre menti c’erano apparse tutte estremamente rischiose e dagli esiti molto incerti.
Alla fine, Elena ed io avevamo deciso di lasciare al caso le nostre scarse possibilità di successo: avremmo sondato discretamente il terreno e, solo nel caso in cui Sophia ci avesse fatto chiaramente intendere di essere disponibile ad entrare nel nostro letto, avremmo spinto con decisione sull’acceleratore.
Le cose, però, com’è risaputo, sono sempre più facili a dirsi che non a farsi.
Quando il treno di Sophia entrò puntuale in stazione (avvenimento non di scarso rilievo nel panorama desolante delle ferrovie greche) e venne a fermarsi sul binario lungo il quale mia moglie ed io eravamo in attesa, tutte le caute intenzioni e tutti i prudenti discorsi che, senza sosta, avevamo fatto sin dal giorno prima, vennero spazzati via in un sol colpo.
Ci fu sufficiente vedere Sophia scendere dal treno e venirci incontro sorridente per sapere con assoluta certezza, sia Elena che io, che avremmo fatto di tutto, ma proprio di tutto, per riuscire a portarcela a letto.
La Sophia che scese dal treno era bella, sensuale, incantevole e maledettamente seducente.
Ci abbracciò e ci baciò con calore, raccontandoci del viaggio e dicendoci di quanto fosse felice di trascorrere un paio di giorni al mare in nostra compagnia.
L’amica di Elena era, come sempre, una vera e propria apparizione.
Una stretta e corta maglietta gialla le fasciava lo splendido e dirompente seno, lasciandole scoperte le braccia abbronzate ed una striscia di pelle sulla pancia liscia, dove l’ombelico, ornato da un brillantino, appariva e scompariva in modo talmente malizioso da risultare terribilmente sexy.
Una gonna bianca, corta quanto bastava a far risaltare le sue gambe, dritte ed affusolate, scarpe da ginnastica anch’esse bianche ed una sottile catenina d’oro a cingerle la caviglia destra.
I capelli, neri come la notte più buia, sciolti sulle spalle, Sophia si era truccata il viso in modo leggerissimo, lasciando così che la straordinaria bellezza del suo viso risultasse ancora più naturale.
Non c’era ombra di dubbio: la più intima amica di mia moglie era al massimo del suo splendore, ed il solo pensiero di quello che Elena ed io avevamo in mente di fare con lei in quel fine settimana mi fece provare un tale fremito di desiderio che a stento riuscii a dissimulare.
Chiacchierando e scherzando, uscimmo così dalla stazione per andare a recuperare l’auto al vicino parcheggio.
La casa al mare che avevamo comprato da pochi mesi si trovava ad Anavisso, una località balneare molto frequentata, ad una cinquantina di chilometri da Atene.
Mia moglie ed io non l’avevamo arredata ancora completamente, un pò per mancanza di tempo e un pò per carenza di soldi, vista la spesa non indifferente che avevamo sostenuto per acquistarla.
Avevamo dunque comprato solo l’essenziale, e cioè i mobili per l’angolo cottura, i letti, per la camera matrimoniale nostra e per la camera degli ospiti, un tavolo con le sedie per pranzare e un paio di armadi nei quali infilare tutto quello che via via ci sarebbe stato necessario.
Soprammobili, quadri e compagnia bella avrebbero dovuto aspettare tempi migliori.
La casa, un piccolo villino con un minuscolo giardino sul davanti, faceva parte di un comprensorio di trenta abitazioni, con un parco centrale, una piscina in comune, vialetti ben tenuti per passeggiare, circondati da aiuole fiorite e curate, e, scendendo una cinquantina di scalini, una spiaggia attrezzata, riservata in via esclusiva ai proprietari dei villini sovrastanti.
Insomma, una situazione tranquilla e gradevole, che ci aveva convinti a fare quell’investimento economico per le nostre vacanze estive e per i fine settimana di tutto l’anno.
Sophia, ovviamente, non c’era mai stata e, quando arrivammo, rimase entusiasta del nostro nuovo acquisto.
Ci sistemammo in casa, alloggiando l’amica di mia moglie, naturalmente, nella camera degli ospiti.
Era ormai sera inoltrata, quando, dopo esserci rinfrescati, decidemmo di andare a cena fuori, visto che in casa il frigorifero era desolatamente vuoto e che l’appetito di certo non ci mancava.
E fu così che portammo Sophia a cena in un locale a pochi chilometri dalla nostra abitazione, un ristorante che, affacciato direttamente sul mare, era rinomato per l’ottima cucina.
Gustando varie portate di pesce freschissimo, accompagnato da vino bianco gelato, Elena e Sophia parlarono ininterrottamente, raccontandosi tutto quello che era successo loro dall’ultima volta che si erano incontrate.
Io, per la maggior parte del tempo della cena, restai praticamente in silenzio, intervenendo solo con qualche battuta, e lasciando alle due amiche la scelta degli argomenti di conversazione a loro più graditi.
E, mentre mangiavo, le osservavo, e ripensavo sempre più frequentemente a quel racconto che mia moglie mi aveva fatto per la prima volta solo poche sere prima, a quella sua rivelazione su fatti che mai avrei pensato potessero essere accaduti.
Guardavo le mani di Sophia, dalle lunghe e curatissime unghie laccate d’argento, e le immaginavo sui seni di Elena, ad accarezzarli, a sfiorarli, a titillare i capezzoli eretti e sporgenti, e poi le vedevo con l’immaginazione scivolare sul mio cazzo, lambirmi la cappella, passare delicate sui testicoli…
Questi pensieri rappresentavano, per me, una vera e propria tortura, un supplizio al quale riuscivo a sottrarmi con sempre maggiore difficoltà.
Mi era quasi impossibile concentrarmi sulla serata e sui discorsi di Elena e Sophia.
Continuavo a pensare a quanto sarebbe stato elettrizzante vederle abbracciate, nude, la pelle più chiara di mia moglie a contatto con quella ambrata di Sophia, le lingue che si cercavano e si intrecciavano, le bocche che si esploravano, le mani di Elena, dalle belle e lunghe unghie smaltate di rosso, scorrere frenetiche sul corpo dell’amica, cercare la sua fica dischiusa, masturbarla fino a portarla in paradiso…
Dovevo in continuazione distogliere i miei pensieri da quelle immagini, perché temevo che la mia eccitazione, impossibile a dissimularsi, si facesse troppo evidente; e l’erezione, che in quegli istanti mi premeva nei leggeri pantaloni di cotone, mi avrebbe impedito di alzarmi da tavola al termine della cena, non potendo tenerla nascosta in alcun modo agli occhi delle due donne.
E la cosa sarebbe stata troppo imbarazzante da spiegare a Sophia.
Ci attardammo così in chiacchiere, seduti al tavolo del ristorante, godendoci il fresco della notte ed il profumo del mare, fin oltre l’una del mattino.
Poi, stanchi per la lunga giornata, tornammo con l’auto a casa e ce ne andammo a dormire.
Sdraiati sul letto, la luce sul comodino ancora accesa, Elena ed io ascoltavamo in silenzio i rumori provenienti dalla stanza confinante con la nostra, dove Sophia si stava preparando per la notte.
Elena, accanto a me, completamente nuda, era notevolmente irrequieta e stranamente silenziosa, di certo in balia dei miei stessi pensieri, pensieri che erano rivolti al domani, a quello che sarebbe potuto, o non potuto, accadere tra noi e Sophia.
Le presi la mano con la mia, e le nostre dita si intrecciarono.
Forse la notte successiva non saremmo stati soli in quel letto, forse Sophia sarebbe stata tra noi, risucchiata anche lei in un vortice di passione… o forse non sarebbe accaduto assolutamente nulla di tutto ciò, e lei avrebbe dormito tranquilla nella sua stanza, esattamente come la notte che stava ora trascorrendo.
Era questa incertezza a dilaniarci, il non sapere quello che il domani aveva in serbo per noi; e quasi sarei stato più contento se avessi già saputo per certo che tutto quello che continuavamo ad immaginare era semplice e pura follia, un’illusione destinata a crollare come un castello di carte.
Era molto meglio tornare alla realtà che continuare a vivere di sogni.
Eppure…
Eppure la speranza non voleva saperne di abbandonarmi, ed anche per Elena era visibilmente la stessa cosa.
Con la coda dell’occhio vidi la mano sinistra di mia moglie vagare pigramente sui seni e sul ventre, accarezzarsi la pelle, che sapevo calda e sensibile.
Elena aveva chiuso gli occhi, ed ero certo che con la mente stesse tornando per l’ennesima volta a quella notte d’amore con Sophia.
Immobile, stringendole l’altra mano, continuai ad osservarla.
Quando Sophia si ritirò in bagno e l’acqua della doccia prese a scorrere, Elena, sospirando, si passò un dito sulla fica, allargò le gambe, e quindi prese a masturbarsi sempre più velocemente: era evidente come non volesse fare l’amore con me quella sera, rinviando il tutto al giorno successivo, quando, sempre che le nostre speranze si tramutassero in realtà, anche la sua amica avrebbe partecipato ai nostri giochi erotici.
Ma, allo stesso tempo, mia moglie aveva bisogno di allentare la carica sessuale e la tensione nervosa che, in modo evidente, la stava divorando ogni secondo di più: ed io ero il primo a poterla capire, trovandomi nella sua stessa identica situazione.
Le sue dita, lucide e bagnate degli umori del suo stesso sesso, si tormentavano abilmente il clitoride, si penetravano a fondo, sfioravano danzando le grandi labbra: Elena aveva piegato e aperto ancor di più le gambe, per esporre al contatto della sua mano ogni centimetro della sua fica fremente.
La sentii rabbrividire quando raggiunse l’orgasmo, gemendo piano e soffocando le grida di piacere che avrebbero di norma accompagnato l’appagamento dei suoi sensi, temendo, quasi sicuramente, che Sophia la potesse sentire, in quanto l’amica era uscita dalla doccia e rientrata nella sua camera per asciugarsi.
Elena si era tranquillizzata, aveva disteso nuovamente le gambe sul letto, soddisfatta del suo orgasmo, e la sua mano sinistra era appoggiata sul lenzuolo, ancora bagnata del piacere che si era data.
Avevo il cazzo duro e dolente per la tensione: vedere mia moglie masturbarsi aveva ulteriormente accentuato la mia eccitazione, già alle stelle per l’attesa di quello che avremmo tanto voluto si verificasse l’indomani.
Pensai di fare come Elena: di prendermelo in mano e di farmi una sega, in modo che l’erezione rientrasse e mi consentisse di prendere sonno.
Iniziai ad accarezzarmelo, a stringerlo alla base, a lasciare che le dita ne percorressero tutta la lunghezza.
Mia moglie mi guardava, lo sguardo fisso alla mia mano che scivolava sul cazzo, sospirando, ora di nuovo eccitata.
Strinsi il pene nel pugno ed iniziai a masturbarmi, già vicino a raggiungere il mio orgasmo.
Ma furono le dita di Elena a darmi quel rapido ed intenso piacere.
Allungò la mano destra e me lo sfiorò, prima con il palmo e poi con la punta delle dita.
Sussultai a quel lieve, meraviglioso ed improvviso contatto.
Vidi le dita di Elena serrarsi attorno all’asta, le sue unghie rosse che risaltavano in modo erotico e provocante sulla mia carne ardente: quindi ritrasse la pelle, esponendo la cappella, lucida e congestionata.
Tornò con la mano in su, e poi ridiscese, scappellandomelo di nuovo interamente.
Lo sperma premeva per uscire e non mi sarei potuto trattenere ancora a lungo.
Dopo pochi movimenti della mano di mia moglie, così abile nel masturbarmi con estrema e favolosa lentezza, schizzai violentemente, godendo quasi in silenzio come aveva fatto Elena, per evitare che Sophia potesse intuire quello che stavamo facendo.
Nella luce della camera, con il respiro che mi tornava adagio alla normalità, rimasi a guardare la stupenda mano di mia moglie ferma sul mio cazzo, lo sperma bianco che colava in lunghi e densi rivoli sulla sua pelle, tra le dita, sulle sue unghie laccate…
Prima di addormentarci, Elena mi venne ancora più vicina e, in un bisbiglio, mi sussurrò: – Sei sempre deciso ad andare fino in fondo ? -
- Certo – le risposi, anche io a voce bassissima – non sarà semplice, lo so, ma mi sarebbe molto difficile, a questo punto, non fare almeno un tentativo… sempre che non abbia tu, ora, dei ripensamenti … -
Temetti di sentire mia moglie rispondermi che la cosa non l’attirava più, che era spaventata dalle possibili conseguenze del coinvolgimento dell’amica sul nostro rapporto, che era una vera e propria pazzia continuare su quella strada, che mi chiedesse, insomma, di rinunciare ai progetti di realizzazione del nostro folle desiderio, per non rischiare di rovinare in modo traumatico l’amicizia che c’era tra lei e Sophia.
Ma la risposta di Elena fu esattamente quella che speravo di sentire in quel momento.
- Ripensamenti ? Non potrei più fermarmi, neanche se lo volessi: sto male alla sola idea di non riuscire a portarla a letto con noi… -
Ci baciammo, a lungo, sperando entrambi ardentemente che il domani ci avesse dato la possibilità di incamminarci verso quella torbida spirale di erotismo e di sensualità che ormai bramavamo con tutti noi stessi.
Passammo l’intera giornata successiva, il sabato, in spiaggia, al mare.
Comodamente sdraiati sui lettini, ci crogiolammo al sole per ore, fra bagni rinfrescanti e lunghe passeggiate sul bagnasciuga.
Sophia aveva indossato un ridottissimo due pezzi bianco, che metteva ancora più in risalto la sua carnagione così scura e sensuale: la parte superiore del costume le conteneva a stento il suo seno esplosivo, mentre quella inferiore, un minuscolo tanga, mostrava due natiche a dir poco scultoree.
Mia moglie non sfigurava certamente vicino all’amica: anche la pochissima stoffa del suo costume le disegnava il corpo in modo superbo, evidenziando maliziosamente le sue forme così aggraziate.
Notai, con una punta di sorprendente fastidio, che molti uomini le guardavano con insistenza, affascinati da quei due corpi femminili così erotici e desiderabili.
Elena ed io avevamo trascorso la notte dormendo poco e male, schiavi come ormai eravamo diventati dell’attesa spasmodica di quello che avevamo in animo di far accadere quella sera del sabato.
Ma, mentre le ore di quella giornata sulla spiaggia passavano veloci, era sempre più evidente che il tutto si sarebbe rivelato molto più difficile di quanto avessimo pensato.
L’occasione, il momento, l’attimo ideale per coinvolgere Sophia in un discorso che potesse condurci a farle capire le nostre vere intenzioni, sembrava non dovesse arrivare mai.
C’erano stati momenti sicuramente opportuni per spostare il discorso sull’argomento che tanto ci stava a cuore, ma né mia moglie né io avevamo preso il coraggio a due mani e approfittato di quei brevi istanti, incapaci di dare una spinta decisiva alla situazione, e di arrivare, in un senso o nell’altro, ad una conclusione.
Uno di quei momenti che potevano essere propizi a far scivolare il discorso sul sesso era stato quando, ad esempio, Sophia, senza alcun imbarazzo, si era tolta la parte superiore del costume, offrendo ai raggi del sole i grandi ma deliziosamente tonici seni; in quell’istante, magari con una semplice battuta scherzosa, avremmo potuto provare ad indirizzare la conversazione nella direzione dai noi desiderata, non fosse altro per saggiare le reazioni dell’amica di Elena.
O ancora, quando mia moglie e Sophia si erano spalmate sulla schiena, una con l’altra, la crema solare di protezione: erano stati minuti sicuramente favorevoli per dare inizio al nostro tentativo, anche perché io mi ero immediatamente eccitato alla vista di quelle splendide mani che scorrevano sulle schiene dalla pelle tesa e levigata. Ed anche Elena, come più tardi mi avrebbe confidato, si era sentita a sua volta accesa nel desiderio dal contatto con la pelle e con le mani di Sophia.
E invece non eravamo riusciti a combinare assolutamente nulla.
Tanto che, verso le sei del pomeriggio, mia moglie ed io eravamo profondamente scoraggiati, avviliti per la nostra incapacità e ormai quasi rassegnati a che il tutto fosse finito ancora prima di iniziare.
Fu Elena, improvvisamente, ed immagino quanto le costò prendere l’iniziativa, a fare quel passo decisivo che ci doveva consentire di giungere ad una conclusione, positiva o negativa che fosse.
E lo fece in un modo così diretto da lasciarmi letteralmente atterrito per le conseguenze che ne sarebbero potute scaturire nei suoi rapporti d’amicizia con l’amica, per l’imbarazzo e le difficoltà che le sue parole avrebbero potuto generare.
Così, quasi come se nulla fosse, Elena si sollevò dal lettino e si rivolse a Sophia che, ad occhi chiusi, si godeva gli ultimi raggi di sole di quel sabato pomeriggio.
- Sophia… non te la prendere, ti prego… ma ti devo confessare che… l’altra sera… ho raccontato ad Alexios di quella notte… non so perché… forse mi sentivo in colpa con lui per non avergli mai confidato il mio segreto… ma… fatto sta che gli ho detto tutto quello che accadde… tra noi… era giusto che tu lo sapessi, visto che anche tu sei coinvolta in quanto accaduto… -
Il cuore mi balzò in gola, colto alla sprovvista dalle parole di mia moglie.
Guardai Sophia, temendo le sue reazioni, ed incontrai il suo sguardo, a dir poco perplesso e sbalordito.
Capivo che era giunto il momento di fare la mia parte: in quei minuti avremmo visto quale sarebbe stata la reazione dell’amica.
- Sì… – dissi, facendomi coraggio, ancora frastornato dalla consapevolezza che eravamo giunti agli attimi decisivi di quella giornata e, forse, di un’amicizia – … sì… Elena mi ha raccontato tutto… ammetto che è stata un’enorme sorpresa per me… e poi… poi Elena ha scelto un momento… diciamo particolare, dai… per raccontarmi quello che accadde quella notte fra voi due… -
Sophia era immobile e guardava ora me, ora la sua amica.
Si era tolta gli occhiali da sole, e nei suoi occhi non riuscivo a leggere con chiarezza cosa lei stesse realmente pensando.
- Perché hai detto che Elena ti a raccontato tutto in un momento particolare, Alexios ? Cosa intendi dire per particolare ? – mi chiese lei, con un’espressione che ancora non riuscii a decifrare, anche se la sua domanda era dichiaratamente maliziosa, visto che lei aveva certamente capito quello che io avevo voluto sottintendere.
Era giunto il momento di buttare a mare tutte le paure e le indecisioni.
In quei secondi si sarebbe deciso se il nostro sogno, la nostra idea folle, avrebbe avuto anche una sola possibilità di realizzarsi.
Era impossibile tirarsi indietro, ormai.
Rispondere alla sua domanda voleva dire esporsi in modo chiaro ed univoco, e farle definitivamente intendere cosa avremmo voluto da lei.
E così mi lanciai, senza ulteriori indugi, in quel pazzo tentativo di trascinare Sophia nel nostro letto matrimoniale.
- Bè… Elena ed io stavamo facendo l’amore, Sophia… e… e il racconto che Elena mi ha fatto… di te e lei insieme… insomma… diciamo che, come puoi ben immaginare, ha aggiunto un bel pò di pepe alla situazione… – le dissi, sorridendo impacciato.
- Già – aggiunse mia moglie – su Alexios, sentire quello che successe quella sera, ha avuto… possiamo dirlo, no ?… un effetto decisamente afrodisiaco… -
Passò qualche secondo in cui ci guardammo in silenzio.
Poi scoppiammo a ridere tutti e tre.
Sophia era sicuramente imbarazzata per le confidenze che mia moglie mi aveva fatto, ma cercava di nasconderlo abilmente, unendosi al nostro forzato e nervoso divertimento.
Quando il momento d’ilarità passò e fummo tornati seri, fu proprio Sophia la prima a parlare, quasi a volersi giustificare per essere andata a letto con la donna che, a quei tempi, stava per diventare mia moglie.
- Ascolta, Alexios. Sicuramente ti sarai anche eccitato a sentire il racconto di Elena, ma non devi pensare a quella sera come ad una sorta di tradimento da parte di tua moglie. Non so cosa ci prese, te lo giuro, ma… -
- No, Sophia, tranquilla: l’ho spiegato anche ad Elena… sarei un bugiardo se ti dicessi che la cosa mi ha infastidito… anzi… solo che… è stata una grande sorpresa, un qualcosa che mai avrei immaginato fosse successo… -
Rimasi in silenzio, pronto a sferrare il colpo finale, quello che ci avrebbe fatto capire, in modo inequivocabile, se la notte che stava per sopraggiungere l’avremmo passata nel letto da soli, Elena ed io, o in tre, con Sophia in mezzo a noi.
Fu Elena, anche questa volta, splendida complice di quelle ore, a darmi l’input definitivo.
- Continua, Alexios… dille tutta la verità… -
Sophia guardò prima mia moglie, poi girò lo sguardo verso di me, in attesa che io parlassi e che le dicessi tutto quello che ancora non avevo detto.
- E va bene. Non è per nulla semplice. In ogni modo… la verità è che… insomma, immaginarvi a letto, nude, abbracciate… a fare l’amore… ho pensato a quanto mi sarebbe piaciuto essere tra voi… partecipare ai vostri giochi… dai, ora non ti offendere Sophia, ti prego… credo che la mia, da uomo, sia stata una reazione, tutto sommato, logica e naturale… desiderare di andare a letto con due donne meravigliose e affascinanti come voi… sarebbe stato strano il contrario… -
Rimanemmo tutti e tre in silenzio, questa volta a lungo, Elena ed io non sapendo più come procedere su quel terreno minato sul quale ci eravamo avventurati, e Sophia valutando, probabilmente con fastidio, la nostra confessione, indecisa su come reagire alla chiara proposta che le avevamo fatto e su come uscire da quella imbarazzante situazione.
Il tempo passò in modo quasi insopportabile, fino a quando Sophia si alzò dal lettino (ed anche in quel momento di estrema tensione non potei non notare lo splendore del suo corpo) e, stirando i muscoli intorpiditi dall’immobilità, ci disse che sarebbe andata a fare l’ultimo bagno della giornata.
Sorridendo tranquilla, come se nulla fosse successo, si avviò verso il mare, attirando per l’ennesima volta gli sguardi degli uomini che ancora si trovavano sulla spiaggia, entrò in acqua e si gettò tra le onde, iniziando a nuotare verso il largo.
- Forse abbiamo fatto male… non mi sembra che Sophia l’abbia presa bene per nulla… credo sia solo per la sua educazione che non ci abbia mandato a quel paese… – dissi rivolto a mia moglie, non riuscendo a decifrare fino in fondo le reazioni della sua amica.
- Uhm… vedremo… – rispose Elena, un sorriso ad illuminarle il viso – … Sophia io la conosco bene, molto bene, e non credo che la cosa non l’abbia intrigata. E poi… tu non l’hai probabilmente notato… ma quando lei si è alzata per andare a fare il bagno, gli occhi mi sono andati al suo seno… aveva i capezzoli duri, eretti… era eccitata, Alexios… era eccitata come lo sono io in questo momento… -
A quelle parole, a quelle frasi di Elena che forse fugavano una buona parte di tutti i dubbi e le incertezze che mi avevano attraversato la mente nelle ultime ore, ebbi un’improvvisa e violenta erezione.
Se Elena aveva ragione, se la sua conoscenza di Sophia era così profonda, era molto probabile che stavamo per raggiungere il nostro obiettivo.
Sperai con tutto il mio cuore che mia moglie non si stesse sbagliando, e che avesse interpretato correttamente le reazioni della sua amica.
Restammo in silenzio a guardare Sophia che, pigramente, nuotava nel mare azzurro e scintillante per i raggi del sole al tramonto.
La luce del giorno stava quasi svanendo completamente, quando, camminando lungo la spiaggia, coprimmo il chilometro scarso che ci separava da una modesta taverna sul mare, sicuramente meno rinomata del ristorante della sera precedente, ma infinitamente più comoda da raggiungere, dal momento che nessuno dei tre aveva alcuna voglia di andare a casa, vestirsi ed uscire di nuovo, prendendo la macchina per andare a mangiare.
Ci accomodammo ad un tavolo sulla veranda e ordinammo una cena a base di frutti di mare.
Il vino bianco, ghiacciato, scendeva molto piacevolmente, smorzando in maniera deliziosa l’arsura della lunga giornata passata in spiaggia.
La conversazione con Sophia era tornata ad argomenti volutamente neutri: Elena ed io volevamo aspettare che fosse lei, se veramente era interessata, a riprendere l’argomento che ci stava così a cuore.
Ma questo, purtroppo, non accadde.
Sophia, come sempre, era allegra e solare, mangiava e beveva con piacere, ma sembrava che quello che era accaduto solo poche ore prima non avesse lasciato alcuna traccia in lei.
Vedevo che anche Elena era contenta e spensierata, e rideva e scherzava con l’amica, non rendendosi conto che il tempo passava e le nostre possibilità andavano sempre più scemando: e questo suo modo di fare, come se poi lei non ci tenesse molto a far si che Sophia venisse a letto con noi, che i nostri sensi fossero finalmente appagati da quel corpo meraviglioso, iniziava a darmi decisamente sui nervi.
Ma, per come poi andarono le cose, ero io quello che non aveva capito nulla, ed Elena quella che già aveva intuito come sarebbe finita la serata.
Non sono mai stato così contento di essermi sbagliato, credetemi sulla parola.
Lasciammo la taverna un pò prima della mezzanotte e, camminando di nuovo sulla sabbia fresca del bagnasciuga, tornammo lentamente verso casa.
Elena mi aveva preso per mano mentre continuava a parlare e a scherzare con Sophia.
Ma io, silenzioso e nervoso, a quel punto della serata avevo perso ogni speranza: tutto sarebbe rimasto un sogno, una fantasia assolutamente irrealizzabile, ne ero ormai certo.
L’episodio del pomeriggio, il tentativo di coinvolgere Sophia nei nostri propositi erotici, era naufragato miseramente.
L’amica di mia moglie sembrava essersene completamente dimenticata, ed anche Elena era rilassata ed allegra, senza mostrare più segno alcuno di quella tensione spasmodica che l’aveva divorata in quei giorni.
Ero rassegnato, insomma, a dimenticare il tutto; e, quella sera, avrei fatto l’amore solo con mia moglie, magari più intensamente di altre volte, forse chiedendole di raccontarmi altri particolari e dettagli di quella notte con Sophia, ma avrei fatto del sesso solo con lei.
Ci avevamo provato, come meglio avevamo potuto, ed era andata storta.
Di fatto, e volendo restare con i piedi per terra, era logico che andasse a finire così, ed era un bene che Sophia non si fosse sentita offesa dalle nostre parole.
Una volta rientrati in casa, mentre Elena e Sophia si bevevano un bicchierino di ouzo gelato, io me ne andai sotto la doccia, per togliermi di dosso la salsedine e la sabbia di quella lunga giornata in spiaggia.
Quando uscii dal bagno, le sentii ridere al ricordo di un episodio buffo capitato loro anni prima; facendo uno sforzo notevole per non mostrare tutta la mia delusione e la mia frustrazione di quel momento, augurai la buonanotte a Sophia, e mi ritirai in camera da letto.
La luce accesa sul comodino, mentre cercavo inutilmente di concentrarmi nella lettura di un libro, sentii Elena entrare in bagno e, dopo un attimo, il rumore dell’acqua nella doccia: chiusi il libro (non avevo alcuna voglia di leggere, in realtà) e rimasi in attesa dell’arrivo di mia moglie, il cazzo già duro e desideroso di scaricare tutta la tensione accumulata in quelle folli ore di speranza.
Passarono forse dieci minuti, e quindi sentii Elena uscire dal bagno.
Le due amiche si salutarono ed Elena, chiudendo la porta della camera, mi raggiunse a letto.
Mia moglie si sdraiò accanto a me, completamente nuda e ancora umida dell’acqua della doccia.
Mi protesi verso di lei e, mentre con le labbra cercavo le sue, mi ritrovai a pensare che Elena era passata nuda, una volta uscita dalla doccia, davanti agli occhi dell’amica, salutandola e augurandole la buonanotte: quando era entrata in camera non indossava assolutamente nulla.
Era evidente come tra le due amiche vi fosse molta intimità, e non solo per quell’episodio del loro passato, e questo pensiero mi fece sentire ancora più deluso per come la serata stava volgendo al termine.
Le labbra di Elena, fresche e morbide, si schiusero e risposero immediatamente al mio bacio.
Era inutile parlarle, comunicarle come fossi amareggiato per quanto non sarebbe accaduto: dovevo levarmi il pensiero di Sophia dalla testa una volta per tutte, e smetterla di torturarmi inutilmente.
Stavo succhiando con delicatezza un capezzolo ad Elena, quando, alzando gli occhi verso il suo viso, la vidi fissare, con un sorriso ad allargarle le labbra, un punto ai piedi del nostro letto.
E dalla sua espressione di assoluta felicità, ancora prima di voltarmi a guardare, capii che era Sophia quella che mia moglie stava osservando.
Voltai la testa e… Sophia era lì, anche lei ancora umida per la doccia, splendida nella sua completa nudità: i capelli neri, ancora bagnati, le scendevano sulle spalle abbronzate, incorniciandole il viso, arrossato per l’evidente eccitazione.
I capezzoli turgidi svettavano invitanti: percorsi con lo sguardo quel corpo da favola, notando, con un’eccitazione che mi toglieva il fiato, come Sophia avesse il pube completamente depilato.
Le gambe affusolate, rese ancora più slanciate dalle scarpe con il tacco che aveva appositamente indossato, erano uno spettacolo incredibilmente sensuale ed eccitante.
Rimasi ad osservarla, certo che anche Elena stesse divorando con gli occhi il corpo così invitante dell’amica.
Fu Sophia a rompere il silenzio.
- Oggi pomeriggio, al mare, tu, Alexios, hai detto che ti sarebbe piaciuto partecipare ai nostri giochi erotici. Bè… se ne hai ancora voglia… e se Elena non ha nulla in contrario… – disse l’amica di mia moglie, con voce sensuale e maliziosa, passandosi le dita di una mano su un capezzolo, quasi volesse regalarci la promessa di quel paradiso dei sensi.
- Vieni… ci hai fatto aspettare anche troppo… – le rispose Elena, con la voce resa roca da quel desiderio così a lungo trattenuto.
E Sophia venne verso di noi, salendo lentamente sull’ampio letto matrimoniale, e sdraiandosi, bella come una dea, tra me ed Elena.
Tutte le mie paure, i miei timori, quel senso di frustrazione che mi aveva assalito, tutto fu spazzato via da quel corpo meraviglioso che ci si offriva in modo straordinariamente invitante.
Elena ed io cercammo entrambi e contemporaneamente l’invitante bocca di Sophia e ci unimmo, di fatto, in un primo sfiorarsi di labbra a tre; poi Sophia girò lievemente il capo, quasi a cercare il ricordo delle sensazioni di quella famosa notte, e le labbra delle due donne si unirono in un bacio profondo, sensuale e carico di libidine, quel bacio che, così a lungo, avevo sognato e desiderato di vedere.
E quando le due bocche si staccarono, fui rapido ad incollare io le labbra a quelle ancora dischiuse di Sophia, mentre la bocca di mia moglie scendeva esperta e fremente verso il capezzolo turgido dell’amica…
La baciammo e la leccammo per lunghissimi minuti, mai sazi di quel corpo e di quella pelle meravigliosa e vellutata.
Notai l’abilità di Elena, della sua lingua diabolica che, instancabile, scorreva sui seni e sul ventre di Sophia, strappandole gemiti e sospiri sempre più profondi ed incontrollabili.
Ed anche le mani di mia moglie erano uno spettacolo di un erotismo sconvolgente: le sue dita che delicatamente sfioravano ed accarezzavano il corpo dell’amica, con le unghie lunghe e rosse che sembravano voler graffiare la straordinaria pelle di Sophia, rappresentavano immagini di una sensualità impareggiabile.
Mentre Elena era così impegnata, discesi anche io con le labbra lungo quel corpo bellissimo, leccando l’interno delle cosce divaricate dell’amica di mia moglie, e trovando finalmente, traguardo a lungo desiderato, la sua fica depilata: con la testa affondata tra le gambe di Sophia, presi a leccarle le grandi labbra, eccitandola allo spasimo, assaporando i suoi umori profumati, e quindi mi andai a soffermare sul clitoride, conducendola così verso il primo orgasmo di quella lunga notte che avevamo davanti.
E fu veramente una notte molto lunga, assolutamente indimenticabile, un’orgia di passione e di sesso, un vortice di libidine nel quale finimmo con lo scivolare senza quasi rendercene conto.
Ho ricordi vividi ed intensi di quei momenti in cui la razionalità sembrava essersi volatilizzata, e l’istinto sessuale, l’erotismo spinto oltre ogni limite, aveva preso il sopravvento su tutti e tre. Fummo travolti, come poi avevamo a lungo sperato Elena ed io, da una lussuria senza confini, in cui il piacere volava verso vette sconosciute, ed il desiderio sembrava rigenerarsi di continuo, mai appagato da quella marea crescente di sesso che si rivelarono essere quelle fantastiche ore.
Rivedo con gli occhi della mente tutti quei momenti unici e, forse, irripetibili, quasi sfogliassi un album di fotografie rare e preziose, una collezione di immagini e di fotogrammi incancellabili, da custodire con cura e gelosamente.
Sophia, in ginocchio tra noi, sul letto, le sue mani a stringersi i seni, la testa rovesciata all’indietro, i suoi lunghi capelli neri a coprirle la schiena quasi fino all’attaccatura delle natiche, e le mie dita a penetrarla, immerse nella sua fica grondante, mentre Elena, la bocca incollata al collo dell’amica in un bacio infinito, che le stimola con un dito l’ano, premendo sempre più spesso e iniziando a dilatarle le pareti, preparandola alla penetrazione…
Elena, scatenata e bellissima, come non l’avevo mai vista, con le gambe allargate mentre Sophia le bacia e le lecca la fica, scopandola sapientemente con la lingua, strappandole urla di estasi, grida soffocate solamente dal mio cazzo infilato tra le sue labbra…
E poi le loro mani che scorrono sull’asta palpitante, le loro dita a contendersi ogni centimetro della mia carne, le loro unghie, rosse quelle di mia moglie, argento quelle di Sophia, che scivolano sulla cappella, che si serrano attorno ai testicoli e alla base del mio cazzo…
E le loro bocche che, alternativamente, lo ingoiano, leccando e succhiando, sempre più golose, sempre più eccitate: labbra che abbracciano il mio pene lucido delle loro salive, che si sfiorano tra loro mentre percorrono la mia carne pulsante, fino al momento in cui la mano di Sophia, una mano esperta ed indimenticabile, una mano creata per accarezzare e masturbare, lo impugna con decisione, tirando in giù la pelle al limite massimo, una, due, tre, quattro volte e poi… poi gli schizzi di sperma sui loro volti così vicini al mio cazzo sussultante, sulle loro labbra, tra i loro capelli…
E, ancora, Sophia che, appoggiata sulle mani e sulle ginocchia, offre il culo a mia moglie, che le lecca l’orifizio, inumidendolo, e che lo penetra con un dito prima, e con due dita poi, facendola gridare, e costringendo la nostra amante a dirci che vuole essere presa… ed il mio cazzo eretto che, guidato dalla mano di mia moglie, si accosta a lei, si apre la strada tra quelle strette e ancora forse inviolate pareti, le mie mani sui fianchi di Sophia, le spinte, l’affondare in lei, sempre di più, dapprima delicatamente, e poi con sempre maggior vigore… e mentre inculo Sophia, schizzando il mio secondo orgasmo in lei, Elena che offre la sua fica all’amica, che, leccandola freneticamente, la proietta verso orgasmi continui e irrefrenabili…
C’è un’ultima immagine di quella notte sconvolgente che amo ricordare spesso con mia moglie, in modo particolare mentre stiamo facendo l’amore.
Ed è quella di Elena e Sofia che, dopo avermi fatto godere con le loro morbide bocche e con le loro bollenti lingue, regalandomi insieme un pompino a dir poco sconvolgente, si leccano a vicenda le labbra e le guance, ripulendosi del mio sperma bianco e caldo: e poi, preda di una libidine nuovamente incontrollabile, osservo Elena succhiare le dita della mano di Sophia, e quindi Sophia fare altrettanto con le dita di mia moglie, simulando entrambe un nuovo ed eccitante rapporto orale…
Dopo quella notte passata a fare l’amore con Sophia, Elena ed io non siamo più andati a letto con lei.
Non ne parlammo neanche più con Sophia, e tutto tornò come prima, nella più assoluta normalità di semplici rapporti d’amicizia.
Era stata una follia, meravigliosa e straordinaria, ma proprio per questo unica e ineguagliabile, e percorrere una seconda volta quella strada ci avrebbe proiettati in una dimensione sconosciuta e altamente rischiosa.
Sono passati due anni da allora, e con Sophia ed il marito continuiamo a vederci di tanto in tanto, quando i nostri rispettivi impegni lo permettono.
L’ultima volta, però, Sophia ha detto ad Elena che Minos, il marito, andrà, a breve e per motivi di lavoro, tre settimane in Giappone, e che lei è molto indecisa se seguirlo o no.
Le piacerebbe visitare Tokyo, certamente, ma…
Elena allora le ha proposto di venire a passare una settimana da noi, nel caso decidesse di non seguire Minos.
Mia moglie mi dice che, a quelle parole, Sophia si è aperta in un largo sorriso e che l’ha abbracciata con trasporto.
Ma che non ha accettato il nostro invito, né però lo ha rifiutato.
E’ rimasta in silenzio, guardandola intensamente negli occhi.
Ancora non sappiamo quello che accadrà.
Quello che so con certezza è che, mia moglie ed io, per sicurezza, abbiamo chiesto ai nostri uffici la possibilità di avere una settimana di ferie nel periodo in cui il marito di Sophia partirà, e di comunicare le date precise al più presto.
E’ solo una mia sensazione, per carità, o forse soltanto una speranza, ma credo che, alla fine, Sophia non deciderà di andare in Giappone…
FINE
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Aprile 9, 2009 alle 4:03 pm
Stupenda storia
Aprile 9, 2009 alle 4:49 pm
Grazie per aver apprezzato il racconto.